RE-CORD ha una vasta esperienza relativamente alle filiere legno-prodotto e legno-energia, ed è riconosciuto come un partner qualificato per l’individuazione e lo studio delle soluzioni tecnologiche più avanzate.
RE-CORD svolge da molti attività di ricerca e dimostrazione nel settore della conversione termochimica delle biomasse, in particolare relativamente ai processi di pirolisi lenta e veloce, gassificazione, e conversione idroterma (carbonizzazione e liquefazione). L'obiettivo è quello di sviluppare nuovi prodotti e processi, e trasferire l'innovazione alle imprese, sia industriali che agroindustriali, agricole e forestali.

Il Consorzio progetta e realizza unità pilota e dimostrative, finalizzate ad analizzare ed ottimizzare la conversione termochimica sia di biomasse solide lignocellulosiche che liquide, quali ad esempio oli vegetali puri od usati, grassi e lipidi residuali, etc. Grazie alla propria esperienza ed alle strutture/attrezzature di cui dispone, RE-CORD è in grado di eseguire tutte le misure necessarie alla caratterizzazione degli impianti a biomasse, ed eseguire quindi anche due diligence per conto terzi su impianti industriali analizzando i prodotti solidi, liquidi e gassosi in entrata ed in uscita agli impianti e studiando il processo.
Nell'ambito delle biomasse solide RE-CORD dispone anche di unità di pretrattamento e densificazione del materiale lignocellulosico, quali mulini e briquettatrici.


Impianto continuo di carbonizzazione


CarbON

CARBON è il risultato del lavoro di ricerca e sviluppo di RE-CORD sulla la produzione di carbone vegetale in modo efficiente ed ecologico. Diversamene da i sistemi tradizionali, come i forni di tipo Missouri, CARBON recupera e brucia i gas prodotti nel processo, evitando di immettere in atmosfera sostanze indesiderate. A valle del processo vi è la possibilità di recuperare il calore in eccesso per essere ceduto ad impianti ed attività adiacenti.

Una campagna sperimentale è in corso per chiarire l’intrigato meccanismo della carbonizzazione della biomassa. CARBON può essere alimentato fino alla portata di circa 50 kg/h di cippato di legna di grande pezzatura (cippatone) e lavora con un processo di “carbonizzazione ossidativa”, dove il calore richiesto per la conversione è fornito tramite la parziale combustione della biomassa, in analogia con quanto avviene nella gassificazione autotermica.

CARBON converte la biomassa in carbone con un processo continuo, nel quale il materiale in ingresso è riscaldato e mantenuto alle condizioni desiderate di processo. Il carbone prodotto, ha dimensioni e forma simili a quelle in ingresso, ma ha migliori caratteristiche chimiche e fisiche, e per questo può essere utilizzato come carbone per barbecue di qualità, biochar, o per la produzione di carboni attivi.

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CARBON2
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Unitá di Pirolisi


PYRO

La pirolisi è un processo termochimico, condotto in assenza di ossigeno, in cui del materiale organico viene convertito in tre principali prodotti in uscita dal processo: un residuo solido, chiamato comunemente char, ed una miscela di vapori condensabili (che allo stato liquido prendono il nome di bio-olio) e di gas non-condensabili (principalmente CO2, CO, CH4). Questo processo viene condotto a pressione atmosferica in un intervallo di temperatura compreso tra 300 a 600 °C. Variando la temperatura del processo, il grado di riscaldamento e/o la pezzatura della materia prima in ingresso, è possibile regolare la suddivisione e la natura dei prodotti in uscita desiderati.

L’unità “PYRO” consiste in un impianto di pirolisi intermedia, capace di processare sia un bio-liquido (ad esempio oli vegetali ed esausti) che biomassa solida (ad esempio legno, microalghe, rifiuti organici e/o industriali) , mediante due sistemi di alimentazione dedicati. L’afflusso di calore al reattore di pirolisi è fornito mediante resistenze elettriche, dove al suo interno sono presenti dei vomeri che agitano un letto di sfere metalliche dedicate alla massimizzazione dello scambio termico mediante lo sminuzzamento della materia prima in ingresso, incrementando l’efficienza del processo di conversione. I vapori di pirolisi prodotti, aspirati per mezzo di un ventilatore, vengono condensati in bio-olio mediante un sistema di condensazione, e separati dai gas non-condensabili. Il residuo solido invece viene accumulato nel reattore e scaricato al termine di ogni test. PYRO è in grado di convertire 1.5 kg/h di biomassa in ingresso, opportunamente sminuzzata, o 1 l/h di bio-liquido, e può operare fino a 600 °C di temperatura con un tempo di residenza dei vapori complessivo di circa 3-5s.



Unitá di Metanazione


 

RE-CORD esercisce un banco prova per gas a media pressione usato per (1) investigare la produzione di gas naturale sintetico da CO/CO2, H2, CH4/CO2, e (2) per processare catalizzatori in un ambiente ricco di H2 sotto un largo range di condizioni operative (pressione, temperatura, tempo di residenza).

Il banco è stato progettato all’interno del Consorzio in un progetto congiunto con CREAR/Università di Firenze, ha una pressione nominale massima di circa 30 bar e un output nominale di 0.5 m³ di CH4 equivalente.

Può processare quattro flussi gassosi differenti, ciascuno regolato in maniera indipendente. La pressurizzazione dei flussi avviene grazie a due gas booster indipendenti, utilizzati per processare rispettivamente gas inerti e combustibili.

Un PLC della National Instruments supervisiona in maniera attiva il sistema, fornendo la funzionalità di acquisizione dei dati.

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Banco Prova Micro-Reattori


 

Il banco prova micro-reattori (Micro-reactors test bench - MRTB) permette di effettuare esperimenti di conversione di materie prime in ambiente idrotermo a condizioni critiche e subcritiche, in particolare permette di investigare i processi di liquefazione idroterma (HTL) e carbonizzazione idroterma (HTC) di biomassa.

Il sistema è usato per vagliare rapidamente le diverse condizioni di processo ed è particolarmente adatto all’investigazione sistematica dei loro effetti sui prodotti di reazione ovvero la loro distribuzione relativa, qualità e proprietà.

Il reattore, costituito da valvole e tubazioni in acciaio inossidabile resistente ad alte pressioni, è precaricato con la materia prima, una determinata quantità di acqua o miscela di acqua/solvente e, in caso, con un catalizzatore e poi sigillato. Il recipiente di reazione è quindi pressurizzato ad un valore di pressione prestabilito, in modo da raggiungere le condizioni di processo desiderate una volta immerso nel letto fluido a sabbia, dove raggiunge rapidamente la temperatura di reazione. Nelle normali condizioni operative il gas utilizzato per la precarica è azoto, ma possono anche essere usati agenti riducenti come CO o H2. Il raffreddamento del reattore avviene immergendolo rapidamente in acqua. La pressione e temperatura interne sono costantemente monitorate da un sistema di acquisizione dati automatico.

Grazie alla sua flessibilità, contenuto costo operativo ed elevata disponibilità, il banco è il compagno ideale per gran parte delle ricerche, dallo screening preliminare all’ottimizzazione di processo.